Il tetra pakko

i poliaccoppiatiLo so. Non credete più alle favole e tanto meno alla pubblicità ma questa è veramente sconvolgente. Quello che sta davanti alla TV è un perfetto deficiente a cui si può dar da bere veramente tutto. Questo hanno pensato i comunicatori che hanno realizzato la nuova campagna per il noto poliaccoppiato.

Sicuramente avete visto lo spot e dopo… bhé vi sentirete più ecologisti e meno inquinatori, ammiratori dell’ecologia svedese dove, quasi per magia, aumentano le foreste e se sei fortunato ti fanno vedere quanto sono bravi.

Che i pubblicitari sono creativi, è quasi un ossimoro, e che va a finire che le ciambelle ti voglio bene più della mamma, è quasi una certezza.

Vuoi vedere che il Tetra Pak sia veramente ecologico? Bhé secondo ecoblog.it lo è potenzialmente. Ovvero se lo tratti come dovrebbe si riesci a togliere il cartone e con il resto polietilene e alluminio si ottiene una sostanza (maralhene od ecoallene) che può essere reciclata completamente.
Se però osservate la lista dei Comuni forniti dalla casa del poliaccoppiato, noterete che ce ne sono un po’ pochini, e che quindi, la maggior parte delle nostre confezioni faranno la solita fine: in discarica ove rimarranno presumibilmente intatte in secula seculorum, oppure nel termovalorizzatore ossia le bruceremo insieme all’altra immondizia che si sminuzzerà in infinitesimali particelle che valorizzeranno, il solito pochino meno, la nostra salute.

Però adesso non vi potete neanche incazzare: San Tetra Pak protegge solo i buoni!

EDIT del 27 Marzo 2007

Scopro solo ora con gioia e sorpresa che questo articolo è stato segnalato da ecoblog.it, noto blog dove vengono trattati quotidianamente con competenza e preperazione temi di ecologia. In questo articolo “lumachina” ribadisce il suo concetto sul tetra Pak ed esprime i suoi dubbi sulla campagna pubblicitaria.

9 pensieri su “Il tetra pakko

  1. Ciao stefano, ank’io stavo cercando quella canzone e finalmente con il nuovo spot l’ho trovata!! The Coda – Having some fun
    Spero di essere stata utile… Ciao!

  2. TetraPak: una farsa ambientale
    A dispetto di tutto il gran parlare che si fa attorno alla raccolta differenziata, In Italia l’immondizia é raddoppiata in soli 15 anni. L’89,9% della spazzatura finisce nelle discariche, solo il 6,3% è riciclato e il 3,9% è incenerito .
    Per questo motivo le municipalità stanno finanziando progetti di riciclo milionari.
    Inoltre sempre nuovi prodotti entrano nella schiera di quelli riciclabili.
    Da questo ci aspetteremmo che il monte rifiuti diminuisca.
    La verità e’ che i programmi di riciclaggio stessi non fanno che aumentare i consumi di prodotti usa e getta invece di quelli riutilizzabili, e quindi i rifiuti.
    Questo è ancora più evidente con i contenitori di alimenti.
    La Tetrapak, e altre aziende del settore hanno promosso e stanno promovendo delle campagne di riciclaggio al fine di migliorare la loro immagine di aziende ecologiche e aumentare così vendite e profitti.
    Ad esempio La Tetrapak vende oggi circa 90 miliardi di pacchetti all’anno, le sue strategie la porteranno a venderne nel 2005 circa 140 miliardi!
    Facendo finta di arrivare a riciclarne il 20%, rispetto ad oggi ci troveremmo con un saldo di rifiuti in discarica pari a 112 miliardi di pacchetti altamente inquinanti formati da alluminio, plastica carta e coloranti a base di itx, metalli pesanti e altre sostanze.

    L’immagine Verde
    Tetra-Pak è un esempio brillante di promozione della propria immagine ecologica. questa impressione e’ meticolosamente costruita a cominciare dal triangolo del logo, che ricorda quello dei prodotti riciclabili, fino alla sponsorizzazione di modesti ma ben pubblicizzati progetti ecologici .

    La produzione della carta e dell’alluminio.
    La crescita nella domanda di carta e’ la principale responsabile della distruzione delle Foreste Vergini.
    Nel migliore dei casi queste foreste vengono sostituite con piantagioni a conduzione industriale che prevedo la pratica della rotazione ventennale del taglio degli alberi (addio biodiversita’ della flora e della fauna).
    La Svezia per esempio, che si vanta di avere il 57% del proprio territorio coperto da foreste, dimentica di dire che di queste il 95% sono piantagioni industriali e che così facendo ha perso ben 200 specie di piante e animali e altre 800 sono in via di estinzione .
    “Per produrre l’alluminio si parte dalle miniere di bauxite, che stanno magari nel Terzo mondo, devastando per sempre quei territori, consumando enormi quantità di energia, immettendo nell’ambiente sostanze nocive … . La bauxite viene poi trasportata verso le industrie siderurgiche, che stanno magari negli Stati Uniti. L’estrazione dell’alluminio dalla bauxite avviene in enormi forni elettrici, che consumano quantità bibliche di energia. … Produrre un oggetto di alluminio partendo dall’alluminio, anziché dalla bauxite, significa abbattere il consumo di energia della metà. E se (….) acquistassimo bottiglie di vetro, abbatteremmo gli sprechi di un’altra metà. Questo è un aspetto importante: perché la lattina (…) la si può differenziare.
    Dal Cartone Poliaccoppiato anche se riciclato non e’ più possibile estrarre l’alluminio, ma attraverso un processo produttivo estremamente dispendioso sviluppato dalla TetraPak, si ottiene il Marhalene un misto di polietilene e alluminio” (Rapporto PE/AL 85/15). Il processo e’ cosi’ dispendioso che la TetraPak lo adotta solo per i pacchetti che escono fuori dai suoi reparti di ricerca e sviluppo.
    Oppure si puo’ bruciare in inceneritori o cementifici cosa che la Tetrapak auspica tanto da avere fatto studi dove dimostra che l’alluminio contenuto nei suoi cartoni aiuta a produrre cemento di buona qualita’.

    Finanziamenti che nocciono al riutilizzo.
    Attraverso questi programmi di riciclaggio dei cartoni per bevande non ci accorgiamo che in realtà mettiamo fuori mercato il riutilizzo dei materiali, e’ una specie di finanziamento dato alle aziende che non pagano per il riciclaggio dei propri prodotti.
    Noi paghiamo il prodotto Tetrapak quando compriamo il latte. Poi paghiamo la Municipaizzata perche’ lo smaltisca. Quindi il costo di smaltimento del rifiuto non ricade sull’azienda. Ciò penalizza i produttori di bottiglie di vetro che ridanno la cauzione per avere indietro le loro bottiglie e riempirle di nuovo. Anche se e’ dimostrato che il vetro con vuoto a rendere utilizza in modo più efficiente l’energia, sembra molto piu’ costoso perché tutti i costi sono visibili.
    I produttori di vuoti a rendere non usufruiscono di questo sistema di finanziamenti.
    L’unico modo per liberarci dal problema dei rifiuti e’ produrne il meno possibile.
    Lega Ambiente infatti quest’anno ha promosso una campagna chiamata Disimballiamoci nella quale invitava a evitare questo tipo di impacchettamento usa e getta invitando i cittadini a preferire il vetro con vuoto a rendere .
    Tetrapak, il sostituibile

    Come si ricicla il poliaccoppiato?

    Il processo avviene presso la Cartiera di Santarcangelo , l’unica realtà europea in grado di trattare i cartoni per bevande in poliaccoppiato.
    Ci si potrebbe chiedere innanzitutto come mai la Cartiera di Santarcangelo (oramai chiusa) sia l’unica realtà europea che tratta il poliaccoppiato, dato che probabilmente per trattare il quantitativo di poliaccoppiato venduto in italia sarebbe necessario un numero ben più consistente di impianti di riciclaggio. Allora da qui il sospetto che Santarcangelo sia soltanto il supporto di un marketing funzionale a coprire che, nei fatti, è più conveniente smaltire il poliaccoppiato negli inceneritori, a tutela della non dimostrabile valenza ecologica del prodotto e/o della necessità di salvaguardarne il business.
    Il riciclaggio inizia con l’azione meccanica del pulper di cartiera che delamina il poliaccoppiato nelle sue componenti: cellulosa, polietilene e alluminio. In un processo successivo vengono separate definitivamente le fibre di carta (con filtri a dimensione ridotta), dai film ancora integri di polietilene ed alluminio (separazione per flottazione).
    La cellulosa viene avviata al normale processo di cartiera per produrre carta riciclata.
    Cartalatte è il risultato del riciclo dei contenitori del Latte fresco (Tetra Rex), Cartafrutta nasce invece da quelli per i prodotti a lunga conservazione (succhi di frutta…).
    Cartalatte e Cartafrutta sono utilizzate per produrre articoli di cancelleria, stampati, shopper nei supermercati…
    Le componenti di polietilene e alluminio vengono avviate ad un nuovo processo di lavorazione per produrre il marlhene. È un materiale plastico, stampabile utilizzato nell’edilizia e nel promotional con la realizzazione di gadgets, bigiotteria, articoli da scrivania, nella florovivaistica per la produzione di vasi, fioriere…
    Non è dato sapere quanto e quale sia il mercato di questi prodotti di scarsa diffusione e ancor più scarso gradimento; sembrerebbe infatti che quel poco che c’è debba essere prodotto soltanto per giustificare la produzione del tetrapak.

  3. Vorrei ricordare che il legname prodotto in Svezia non copre nemmeno il fabbisogno TetraPak del mercato Svedese, il resto viene importato dalle 47 cartiere Tetra Pak che si trovano nei paesi del terzo mondo pieni di foreste, Brasile, Cile, Indonesia, Asia in genere.
    Le due che erano in Italia hanno chiuso, la caritiera pontina che produceva carta senza alluminio per i cartoni Tetra Rex e la Cartiera di Sant’Arcangelo che aveva una liena per il riciclaggio del cartone poliaccoppiato.
    Fatevi un po di conti e vedrete che la Tetra Pak insieme alla Stora Enso, la sua maggiore fornitrice di polpa per carta, sono corresponsabili della deforestazione dell’amazzonia e dell’Indonesia.
    ciao
    Nino

  4. L’assessore all’ambiente di Latina (architetto e dottore in Ecologia ed Ambiente ad Urbino) sostiene che il tetrapak si può riciclare con la carta; per forza, tanto vanno tutti e due in discarica o bruciati !!!

  5. Anche il consorzio di smaltimento della provincia di Macerata sta girando le scuole dicendo questa cosa del “riciclo” del tetra-pack… magia delle ECO-BALLE.
    Qualsiasi rifiuto da riciclo (tranne il vetro) si “recupera” sotto forma di energia… frutto della rivoluzione semantica con la quale gli inceneritori divengono dei roboanti TERMOVALORIZZATORI.
    Stronzi noi… anzi termovalorizzabili noi, che ancora pensiamo di andare a votare!!!

  6. Pingback: il Pigher » Lupo Lucio e lo staccamento ecologico delle spine.

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